INDULTO: ALLARME INFONDATO!

28 Giugno 2007 2 commenti


Nell’estate del 2006 il parlamento italiano ha firmato l’indulto che ha di fatto scarcerato 26.201 detenuti che hanno beneficiato di uno sconto della pena pari a 3 anni.
Da allora si è scatenata (sopratutto da partge dei media) la caccia al “galeotto recidivo”.
Dati alla mano a tutt’oggi solo il 12% degli indultati ha ricommesso un nuovo reato.
Il tasso sino ad ora registrato precedentemente al provvedimenti era pari al 69%.
Considerando che nessuno si è occupato della riabilitazione nella società degli indultati poteva esser quasi fisiologico per molti commettere nuovamente un reato per poi rifinire in cella ma così non è stato.
L’allarme lanciato dai media (che hanno enfatizzato alcuni casi relativi a quel 12%) risulta quindi del tutto infondato.

La campagna disinformativa di stampa e TV continua martellante.
Enfatiza sempre di più i reati commessi dagli ex detenuti beneficiari dell’indulto e sopratutto continua a non interessarsi minimamente ai problemi del sistema penitenziario e carcerario.

Perchè i media non si occupano del trattamento (a volte disumano, checchè se ne dica) a cui sono sottoposti i detenuti, perchè non si enfatizza la carenza dei percorsi formativi e la riabilitazione al lavoro, per non parlare del tutto della penosa condizione sanitaria o quella delle tossicodipendenze sempre in crescendo nelle patrie galere. Perchè infine nessun giornalista titola un articolo: “Liberate i figli delle madri detenute”!

Non so darmi una risposta a questi perchè, quello che so è che il vero allarme è quello sulla squallida condizione delle carceri e sul loro triste ruolo, che sicuramente non è di riabilitazione dei detenuti.

SOLIDARIETA’ A TUTTI I DETENUTI!

L’INCHIESTA APERTA SU MANGANO, DELL’UTRI E BERLUSCONI CHE FINE HA FATTO?!?!

24 Giugno 2007 1 commento


Il 21 Maggio 1992 Rainews24 trasmette un’inedita intervista rilasciata ad una piccola emittente locale privata dal magistrato Paolo Borsellino.
Parti di questa intervista sono state proposte in tv il 16 marzo 2001 dalla trasmissione “Il Raggio Verde” di Michele Santoro.

Sono riportate domande e risposte, escludendo le parti riguardanti i possibili rapporti illeciti fra Vittorio Mangano, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, perché in merito il giudice Borsellino parlava non con diretta conoscenza dei fatti e delle indagini allora in corso alla Procura di Palermo.

Vittorio Mangano, fu fatto assumere da Marcello Dell’Utri come fattore (“stalliere”) nella villa di Silvio Berlusconi di Arcore (Milano) e si rese famoso in Francia per l’avventura dell’emittente televisiva di Berlusconi: “La Cinq”.
Le dichiarazioni del magistrato palermitano fanno riferimento a rapporti tra Cosa Nostra e imprenditori del Nord Italia fondati sul riciclaggio di denaro sporco.
La novita’ e’ che Borsellino parla di un’inchiesta aperta a Palermo su Berlusconi, Dell’Utri, Mangano fin dal 1992, inchiesta della quale, oggi, non si sa piu’ nulla!!!

GIORNALISTA:

Vittorio Mangano: può dirci chi è?

BORSELLINO:

Si, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

GIORNALISTA:

“Uomo d’onore ” di che famiglia?

BORSELLINO:

L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calo’, cioe’ di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accerto’ che Vittorio Mangano, ma questo gia’ risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precdenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitulamente a Milano, citta’ da dove come risulto’ da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

GIORNALISTA:

E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

BORSELLINO:

Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie piu’ importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come magliette o cavalli.

GIORNALISTA:

Comunque lei in quanto esperto, puo’ dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

BORSELLINO:

Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, e’ una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto e’ che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

GIORNALISTA:

Dell’Utri non c’entra in questa storia?

BORSELLINO:

Del ‘Utri non e’ stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

GIORNALISTA:

A Palermo?

BORSELLINO:

Si, credo che ci sia un’indagine che attualmente e’ a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

GIORNALISTA:

Marcello Del’Utri o Alberto Del’Utri?

BORSELLINO:

Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioe’ si parla di Del’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

GIORNALISTA:

I fratelli

BORSELLINO:

Sì.

GIORNALISTA:

Quelli della Publitalia.

BORSELLINO:

Si.

GIORNALISTA:

Perche’ c’e’ nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Del’Utri in cui si parla di cavalli.

BORSELLINO:

Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.

GIORNALISTA:

C’e’ un socio di Marcello Del’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli e’ stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.

BORSELLINO:

Palermo e’ la citta’ della Sicilia dove le famiglie mafiose erano piu’ numerose, si e’ parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti ad un’unica organizzazione, cioe’ Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi e’ presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

GIORNALISTA:

Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?

BORSELLINO:

So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.

GIORNALISTA:

Perch� a quanto pare, Rapisarda, Del’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.

BORSELLINO:

Che Alamia fosse in affari con Ciancimino e’ una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si e’ gia’ celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

GIORNALISTA:

Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

BORSELLINO:

All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra comincio’ a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre piu’ notevole, che ad un certo punto divento’ addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra comincio’ a gestire una massa enorme di capitali, una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cerco’ lo sbocco, cerco’ lo sbocco perche’ questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

GIORNALISTA:

Lei mi dice che e’ normale che Cosa Nostra si interessa a Berlusconi?

BORSELLINO:

E’ normale che chi e’ titolare di grosse quantita’ di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

GIORNALISTA:

Mangano era un pesce pilota?

BORSELLINO:

Si, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord -Italia.

GIORNALISTA:

Si dice che ha lavorato per Berlusconi ?

BORSELLINO:

Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco quale atti sono ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti, questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, e’ una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque e’ una vicenda che non mi appartiene, non sono io il Magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

GIORNALISTA:

C’e’ un’inchiesta ancora aperta?

BORSELLINO:

So che c’e’ un’inchiesta ancora aperta.

GIORNALISTA:

Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

BORSELLINO:

Si !

Il 23 maggio 1992, due giorni dopo l’intervista rilasciata dal magistrato viene ucciso Giovanni Falcone (strage di Capaci), neanche due mesi dopo, il 19 luglio del 1992 la mafia giustizia Paolo Borsellino (strage di via D’Amelio).

PER I 4 SBIRRI ASSASSINI FORSE OMICIDIO COLPOSO, NON C’E’ GIUSTIZIA PER FEDERICO

20 Giugno 2007 Nessun commento


Per chi non sapesse di cosa sto parlando:

– 25/09/2005 Ferrara –
Un diciottenne muore pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell?Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un?overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.

La vicenda ha oltrepassato le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.

Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio 2005.
Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in un progetto con l’ASL e la scuola sulla prevenzione delle tossicodipendenze.
Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava.
Il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, i circoli, i centri sociali, i concerti.
Così era successo anche quella volta. Erano stati al LINK, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla.
E? vero, Federico aveva preso qualcosa: nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei, poca roba comunque.
Nulla che giustificasse un?overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline della polizia, e dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa.

Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l?ultimo tratto a piedi, per rilassarsi.
E’ ancora estate, si cammina volentieri.
Andrea, Miki, ?Burro? e gli altri non lo avrebbero rivisto più.

A questo punto comincia la versione degli sbirri.
Il ?contatto? avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano e forse cantava.
Come diranno gli sbirri che sostengono di averlo fermato qualche minuto dopo.
Alle 6.10, proprio loro avrebbero chiamato il 118 per chiedere soccorso immediato.
Otto minuti dopo l?ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione!!!

Qualcosa o qualcuno ha causato l?arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore di Federico che camminava da solo, disarmato, che era un giovane incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto del male a nessuno.

La strada verrà bloccata per più di cinque ore.
A casa di Federico, alle 08:00 ci si accorge che il letto è vuoto.
Solo verso le 11:00 si presenta una pattuglia a casa Aldrovandi e annuncia il fatto con poche, pochissime, parole.

Lo zio paterno, Franco, 42 anni, infermiere, parte per l?obitorio.
In macchina gli spiegano: “Ha preso qualcosa che gli ha fatto male”.
Ma il viso SFIGURATO, il SANGUE alla BOCCA e un?ECCHIMOSI all?occhio destro fanno venire troppi dubbi. Indagando, poi si saprà di due FERITE LACERO-CONTUSE dietro la testa, dello SCROTO completamente SCHIACCIATO e di due LIVIDI da compressione sul collo.

“Era una furia”, ripetono gli sbirri e i funzionari, accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. Lo zio e gli amici le cercheranno per giorni intorno alla pozza di sangue davanti all?ippodromo dove ?Burro? lascia una poesia dedicata all?amico (ma gli sbirri infami gliela faranno sparire pochi minuti dopo).

Gli “infami” dicono anche, in questura, che sarebbe stato abbandonato dai suoi amici, che respingono decisamente l?accusa.
La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. La questura spara subito la tesi del ?malore fatale?.
Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul ?drogato?, lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: “Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba”!
Anche a loro, la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno “schioppone”, ossia da un malore indotto dalle droghe.

Il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi.
La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia.
E, stranamente, le indagini d?ufficio vengono assegnate dal PM proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell?overdose, della gioventù bruciata ecc…
Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l?esito di un’autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un?ennesima proroga.

La perizia tossicologica, però, smentisce gli sbirri.
L?autopsia chiarirà le circostanze.

Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall?uso di sostanze?
Ci sono pure manganelli in questa storia. Addirittura rotti probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso di Federico. I segni fanno pensare che fossero impugnati al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva.
E poi ci sono i testimoni ?

Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l?altra mano del tutore dell?ordine gli tirava i capelli.
Pugni e calci in faccia, manganellate sferrate ovunque sul corpo, mentre lui è immobilizzato a terra, da quei bastardi, servi in divisa.
Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: “L?ho tirato giù io, ?sto stronzo!”. Così avrebbe riferito un testimone (probabilmente immigrato), ma stranamente sparito improvvisamente ed INSPIEGABILMENTE dalla città.

Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia sui giornali faccia tornare la memoria a qualcuno.

Nei corridoi della questura, la vicenda viene minimizzata ma il blog della signora Patrizia sta seminando preoccupazione e nervosismo.

Una città, Ferrara, che deve capire perché così tanta violenza e tante bugie contro il ragazzo che non aveva mai fatto male a nessuno.
Quei BASTARDI l’hanno fatta franca!

– OGGI SAPPIAMO CHE –

I BASTARDI sono: Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri.
Questi FOTTUTI MAIALI sono agenti di polizia e a tutt’oggi protetti dall’arma a cui appartengono, dall’omertà mafiosa tipica delle “FORZE del DISORDINE”!

Il ministro degli Interni Giuliano Amato ha incontrato il padre di Federico e visto le fotografie del corpo martoriato del figlio.
Una settimana dopo questo incontro del padre di Federico con il ministro il questore Elio Graziano viene trasferito.

I documenti vengono comunque contraffatti. Tutto viene messo a tacere!

I testimoni, (perchè c?erano dei testimoni), hanno taciuto per paura, tranne una signora (camerunense) che ha contribuito alle indagini!

Con questa testimonianza i genitori di Federico stanno cercando giustizia!
I quattro vigliacchi, farabutti, infami, ….. le MERDE insomma, rischiano SOLO DI ESSER CONDANNATI PER OMICIDIO COLPOSO!!!!!!!!!!!!!

Pazzesco, come se i manganelli, i calci, i pugni, ecc … siano incidentalmente cascati più e più volte sul corpo del povero Federico sino ad ucciderlo e loro non contenti, non solo hanno mentito sull’accaduto ma protetti dall’arma a cui appartengono hanno cercato di depistare le indagini sino a contraffare le prove e calunniare il povero Federico come si trattasse di un tossico autolesionista!!!

Mi si dirà che comunque gli sbirri rischiano la vita per 4 soldi e quindi … a volte …

NE HO LE PALLE STRAPIENE DI SENTIR GIUSTIFICARE STE MERDE!!!!!

– Quello che guadagnano sti schifosi per fare il mestiere più infame che c’è, NON SONO 4 SOLDI!!!!

– Due terzi degli sbirri in servizio sono imboscati a farsi i cazzi loro (durante il servizio), prendono tangenti, non pagano nulla di ciò che consumano e spesso non mettono nemmeno il naso in strada se non per andare GRATIS a puttane!

– Quanti sbirri maledetti muoiono in servizio in un anno? 3, 4,? Quanti operai muoiono in un anno? Basta fare i conti. Almeno 3 al giorno. Gli operai guadagnano molto meno, potete star tranquilli!!! E sopratutto a differenza degli sbirri SONO UOMINI, non MERDE che con indosso una divisa si sentono superuomini, ma nella vita erano, sono, e sempre saranno MERDEEEE!!!!!!!!

DICO A VOI SBIRRI: VI ODIO!!!!!
MENTRE MOSTRO NUOVAMENTE LA FOTO DI COME AVETE RIDOTTO IL POVERO FEDERICO VERGOGNATEVI DI ESISTERE, PEZZI DI MERDA!!!!!!!!!!! SERVI SCHIFOSI!!!! PUAH!!!

OKKIO ALLE MONTATURE !!!

19 Giugno 2007 1 commento


Signori e signori, voilà !!!

Con il mio articolo “LIBERI TUTTI”, ho svelato a tutti voi come sia facile fare una montatura, e come, a chi non segue I FATTI che accadono giorno per giorno, sia facile indurre a reazioni incondizionatamente prevedibili e banali al tempo stesso.

Il mio articolo è del tutto reale, ciò che vi è citato corrisponde al vero.
Il trucco infatti non sta nell’articolo ma in un VALORE AGGIUNTO:
LA FOTOGRAFIA!!!

Se per ciò che concerne l’articolo come già ho ribadito è tutto vero, è anche vera la fotografia, autentica, non sfuocata, chiara ed in effetti riproduce proprio un’incappucciato che sta rompendo a calci una vetrina (di una banca).

Il dettaglio che i disinformati (o più semplicemente i mediocri) non hanno notato è che ho (volutamente) accostato all’articolo questa fotografia che nulla ha a che vedere con i fatti dell’articolo, bensì si riferisce a tutt’altro corteo (non vi dico neanche quale .. cercatevelo coglioni)!!!

E’ stato persin troppo facile portare a me l’attenzione di quei 2 deficenti che si sono arrogati il diritto di sfottermi (nel migliore dei 2 commenti) o addirittura invitare a svegliarmi, (io eh?!), andare a lavorare, essere un figlio viziato, ecc…

Signori, io ho 31 anni, una compagna, due figli e LAVORO 11 ORE AL GIORNO 6 GIORNI SU 7, sono molto più informato di voi, probabilmente perchè sono anche un pò più intelligente di voi, sicuramente IO SI’ ho tutto il diritto di prendervi in giro ma non mi piace prendermela coi deboli (quali voi, ma non solo voi siete), quindi vi invito a non farvi banalmente circuire dai media, ostinatevi nella ricerca della verità, nulla di ciò che ci presentano i media è comre sembra, dubitate gente … dubitate … !!!

Tolto ciò vi ribadisco il punto:

I COMPAGNI SONO VITTIME DI UNA MONTATURA !!!

(ESATTAMENTE COME LO SIETE STATI VOI) !!!

LIBERI TUTTI !!!

18 Giugno 2007 2 commenti


Aggiornamenti del processo agli antifascisti torinesi accusati di devastazione e saccheggio:

Si è quasi conclusa la parte relativa ai testimoni d?accusa. Nella prossima udienza ci saranno le deposizioni degli imputati (di chi vorrà parlare) e poi i testimoni della difesa.
Da quanto è emerso sino ad oggi pare che la montatura del boia Tatangelo (uno dei Pm responsabili della morte di Sole e Baleno) si stia sgretolando da sola come un castello di carte mal costruito.
Se nelle prime udienze i testimoni-digos avevano dipinto uno scenario apocalittico della manifestazione, già nell?udienza del 24 aprile i responsabili di piazza della celere avevano delineato una situazione più vicina alla realtà.
Loro avevano ricevuto l?ordine di non far passare il corteo in via Po, i manifestanti avevano cercato di forzare il cordone per cui, dopo il lancio dei lacrimogeni, è partita la carica.
Quindi nessun disegno preordinato di mettere a ferro e fuoco il centro cittadino (come sostenuto dal Pm) ma una normale dinamica di piazza. Gli stessi poliziotti non hanno mai parlato di devastazioni ma sempre di semplici danneggiamenti.
L?udienza dell?11 giugno che avrebbe dovuto costituire l?asso nella manica dell?accusa, essendoci la deposizione delle parti lese, si è rivelato l?ennesimo flop.
L?anziano passante, che aveva subito la frattura della rotula e che ? secondo il Pm ? sarebbe stato travolto dai manifestanti, ha detto di aver cercato rifugio in un negozio e di essere caduto all?interno spinto da altri passanti che cercavano a loro volta di entrare.
I negozianti ?devastati? non dicono nulla di rilevante.
Uno inveisce contro l?irresponsabilità della polizia che lancia lacrimogeni in centro di sabato pomeriggio, fregandosene dei passanti rendendo l?aria irrespirabile e creando una situazione di pericolo per i bambini.
Un?altra dichiara di non essersi trovata nemmeno in negozio perché al momento c?era una commessa albanese che adesso non lavora più lì e di cui non sa il cognome. Afferma di non aver subito danni. Tatangelo s?inalbera: ?ma come? Lei ha denunciato specchi rotti, un frigorifero e altre cose?. La teste non ricorda.
Un barista, che aveva denunciato essergli stato sottratto il bussolotto della moneta contenente circa 170 euro, dichiara che in realtà non gli è stato asportato bensì rovesciato per terra, dal che lui aveva dedotto l?ammanco di tale somma. Provate a correre inseguiti dalla pula con 170 euro di moneta in tasca.
Il teste principale, quello che aveva denunciato il furto di uno spropositato numero di gelati (da cui l?imputazione per saccheggio), è introvabile. Sarà ai Caraibi a godersi il rimborso del comune.
Tatangelo si è impegnato a fare ricerche a fondo, poiché senza questa deposizione crolla anche il minimo appiglio a cui si può attaccare per sostenere le sue tesi deliranti.
Dall?andamento del processo appare sempre più palese la gestione sporca della vicenda. I testimoni, subornati dalla Digos e nella speranza di fare un lauto guadagno con rimborsi di danni inesistenti, hanno evidenziato come tutto sia stato montato a tavolino da Petronzi Tatangelo e amichetti vari, certi di trovare la complicità dei giudici Alessandro Prunas-Tola (Gip) Giorgio Semeraro (riesame) e Roberto Arata (Gup), che hanno protratto per ben 9 mesi le misure cautelari nei confronti degli imputati.

Il processo riprende Martedì 17 luglio 2007. Sempre nell’aula 3 del palagiustizia di Torino. Parleranno i testimoni della difesa.
Si sta preparando un grosso presidio di Solidarietà!

CONTRO BUSH E IL GOVERNO DI GUERRA PRODI LA RISPOSTA E’: "NO WAR"!

10 Giugno 2007 1 commento


Ieri pomeriggio, tra chi come me, per vari motivi non è potuto recarsi a Roma a dare “il benvenuto” a Bush e “il benservito” a Prodi non sò quanti di voi hanno avuto modo di poter dare un’occhiata alla diretta televisiva dei 2 appuntamenti di piazza.

C’era il corteo antagonista “NO WAR” partito da piazza della Repubblica e sfilato per le vie del centro della capitale sino a concludersi in piazza Navona.
I compagni marciavano contro il terrorista George Walker Bush e contro il suo “fido” Romano Prodi, che ricordiamo, nel governo che presiede ha aumentato le spese militari, ha ordinato la costruzione di nuove “macchine da guerra” e sta continuando a fiancheggiare Bush in Afghanistan.

La sinistra parlamentare composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e Verdi si è data appuntamento in piazza del popolo in una sorta di “meeting-concerto”.
Il raduno critico al governo di guerra Bush e in favore della pace, appoggiava però l’operato in politica estera attuata dal governo Prodi.

Per molti giorni abbiamo assistitito da parte della sinistra istituzionale alle continue lagne per manifestare uniti in un’unico corteo: antagonisti e sinistra parlamentare.
L’appoggio “senza se e senza ma” dei gruppi dirigenti dei partiti istituzionali al governo Prodi, sostenuto fra l’altro non solo per l’appuntamento di Roma ma anche in Parlamento ha reso incompatibile “L’UNIONE” dei 2 schieramenti.

Sostanzialmente ieri pomeriggio c’è stato un’inequivocabile “flop” del raduno di piazza del popolo. Si poteva contare solo qualche centinaio di partecipanti.

Centinaia di migliaia invece i partecipanti al corteo “NO WAR” che ha attraversato Roma, blindata da migliaia di SERVI in divisa, scodinzolanti nel reprimere i primi focolai di ribellione delle (ormai stanche e stufe) masse popolari alle politiche terroristiche di Bush appoggiate da Prodi e dal suo governo (anche se con una diversa strategia – quella di Dalema – rispetto quella dell’amico di Bush: “Silvio”).

Questo mortificante risultato dovrebbe far riflettere i vari:
Bertinotti, Giordano, Diliberto, Mussi, Pecoraro Scanio.

LA BASE DEI “VOSTRI” PARTIT NON VI CAGA PIU’!!!!!

G8: VOGLIO LA GUERRA PREVENTIVA!

8 Giugno 2007 2 commenti


L’ennesimo G8 volge al termine, la borghesia imperialista internazonale rappresentata dagli 8 capi di stato maggiormente responsabili della guerra permanente e dilagante, della condizione di sottomissione e dei saccheggi ai danni dei paesi del Terzo Mondo, delle devastazioni ambientali, del cappio stretto alla gola dei lavoratori e delle lavoratrici e dell’infame “condanna” cui è sottoposto il proletariato, della gogna e del patibolo su cui condurre chiunque si ribelli o cerchi di farlo. Insomma il G8 rappresenta la più grossa organizzazione terroristica planetaria.

I media se ne guardano bene di dircelo; sono molto più pericolosi i NO GLOBAL o i BLACK BLOCK che non Mr. Bush e lo Zar Putin che per la loro sete di imperialismo discutono (ridendo) delle prossime sorti del mondo (scudo spaziale e missili nucleari).

Teniamo anche conto che gli U.S.A. non vogliono saperne di protocolli o parametri da rispettare per ciò che riguarda ambiente, clima, natura, ecc …
La Cina dal punto di vista relativo all’inquinamento è oggi 2° solo agli U.S.A. (che son 1° in tutto ciò che è orrendo e/o triste), tra qualche anno ci sarà da piangere se Pechino raggiungerà il triste primato e magari seguira l’esempio degli statunitensi.

L’Europa intanto sta come al solito a guardare e si occupa di ben figurare col leader dell’imperialismo guerrafondaio yankee, o di strisciare ai suoi piedi nello strappare futili accordi (per cui c’è poco da vantarsi).

In Italia la preoccupazione è solo quella di dare una buona accoglienza, possibilmente senza contestazioni a questo SPORCO ASSASSINO che altri non è il signor Bush.

Bè io mi auguro che come loro (i “Grandi” 8) ci hanno insegnato, anche noi un giorno inizieremo la nostra guerra preventiva contro ciò che loro stessi rappresentano, che ribadisco:
E’ e RIMANE LA PIU’ GROSSA ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA PLANETARIA!!!

IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE INTERNAZIONALISMO
RIVOLUZIONE!!!

W MARX!, W LENIN!, W MAO TSE TUNG!

PROCESSO D’APPELLO PER I COMPAGNI DI "CORSO BUENOS AIRES"

7 Giugno 2007 Nessun commento


Denuncio in solidarietà dei compagni che da oltre 4 mesi sono agli arresti nelle patrie galere milanesi la totale non curanza da parte di tuttele forze politiche istituzionali che si dichiarano comuniste.

Ribadisco il mio pensiero, per cui dobbiamo essere uniti e solidali tra noi in questa “guerra” sferrata a tutto il movimento comunista nel suo insieme.

Tacere, se non in alcuni casi addirittura condannare i nostri compagni da parte dei gruppi dirigenti e rappresentanti di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani è la peggior forma di attacco che la borghesia imperialista possa infliggerci.

Non facciamoci imbrigliare.
A tutte le masse popolari: SVEGLIA!!!
Bisogna resistere per poi poter pensare di passare al contrattacco!
Estremisti, radicali, eversivi, sovversivi, violenti, terroristi ….. CAZZATEEE!!! sono solo compagni vittime della repressione violenta e terrorista dello stato borghese!

Riporto qui il comunicato della Direzione Nazionale del partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (C.A.R.C.):

“Il 15 giugno avrà luogo la prima udienza del processo di appello contro la sentenza a quattro anni di reclusione per avere tentato di impedire che Milano, città medaglia d?oro per la Resistenza, fosse attraversata dalla parata fascista di Fiamma Tricolore che, come tutti ben sappiamo, fu autorizzata dalle autorità cittadine (prefetto, sindaco, questura) e non osteggiata dai dirigenti dell?ANPI e dei partiti della sinistra che solo grazie alla Resistenza, oggi possono ancora utilizzare (per fare i loro porci comodi) gli spazi di democrazia che i gloriosi partigiani conquistarono al prezzo di tantissime vite.

Il processo di appello vede ancora una volta sul banco degli imputati gli antifascisti mentre, su quei banchi, sin dall?inizio, avrebbero dovuto trovarsi i fascisti e i loro sostenitori. Sui banchi degli imputati avrebbero dovuto esserci il prefetto, il questore, il sindaco di Milano, il presidente dell?ANPI, i dirigenti dei partiti della sinistra istituzionale che quell?11 marzo, chi per convinzione politica, chi per interessi di bottega, chi per interessi elettorali, fiancheggiarono o non cercarono di contrastare la manifestazione fatta di svastiche, camice nere, inni al Duce e saluti romani che sarebbe sfilata di lì a poco per le vie della città. Per questi personaggi la parola ?Costituzione?, di cui si riempiono la bocca ogni volta che devono rapportarsi alle masse popolari e ai propri elettori, non ha significato alcuno.

Anche se la Costituzione non è altro che il risultato di un compromesso tra i dirigenti revisionisti del PCI, la borghesia italiana e il Vaticano, essa comunque scaturì da un compromesso fatto quando la classe operaia, in armi, aveva appena vinto la guerra di Liberazione. Nella Costituzione, quindi, vi sono articoli che, in una misura o nell?altra, rappresentano tale forza e che, guarda caso, chiunque sia la compagine politica che assume la guida del nostro paese, vengono accantonati, travisati, interpretati e stravolti poiché essi non sono compatibili con la democrazia borghese.

Il divieto della ricostituzione del partito fascista è tra questi e l?apologia del fascismo è un reato previsto dal codice di procedura penale.

Ma, all?occasione, politici e magistrati non si limitano a dimenticarsi delle norme della costituzione e infrangendo le proprie stesse leggi o meglio, quelle leggi che dovrebbero fare rispettare, si rendono complici dell?apologia di fascismo autorizzando manifestazioni e parate che si rifanno a quel partito bandito dalla costituzione, criminalizzando gli antifascisti. Il codice penale fascista (codice Rocco) che è ancora in vigore nel nostro paese e che, ad oggi, ha subito solo alcune modifiche, permette a questi signori di riutilizzare leggi ed articoli che, durante il ventennio erano utilizzati contro chiunque osasse ribellarsi a quell?orrenda e infame dittatura. Devastazione e saccheggio (usati durante i bombardamenti per reprimere gli affamati e i poveracci che sotto le bombe avevano perso ogni cosa), il concorso morale (che implica la responsabilità anche se non si tratta di reato effettivamente effettuato ma comprende la mera presenza sul luogo), sino al 270 e 270 bis (l?associazione sovversiva ai fini del sovvertimento violento dello stato) ne sono degli esempi.

Credo sia innegabile che la ricostituzione dei tribunali speciali sia in atto nel nostro democratico paese, quei tribunali che si occupavano esclusivamente e in maniera specialistica, di condannare al carcere, al confino o alla pena di morte gli antifascisti. Questi ?moderni tribunali speciali? hanno senza dubbio una veste diversa di quelli del periodo fascista, ma proprio per questo sono forse molto più pericolosi. Dietro la difesa delle leggi dello stato democratico, i magistrati al servizio dei politici e dei gruppi economici di turno, mettono in atto la stessa pratica persecutoria e annientante dei loro più famigerati colleghi del ventennio. Trasformano, a suon di accuse infamanti, gli antifascisti in delinquenti della peggior specie e le loro manifestazioni in raduni di barbari e devastatori cinici, senza scrupoli ne morale. I magistrati dei moderni tribunali speciali tentano in questo modo di negare la grande e eroica spinta politica e morale di questi antifascisti che, ancora oggi, a distanza di 60 anni, rappresentano il baluardo contro il ritorno del fascismo e dei veri devastatori, assassini, stupratori che hanno insanguinato il nostro paese macchiandosi, essi sì, dei crimini più efferati.

Il processo contro gli antifascisti di corso Buenos Aires ha mostrato a tutti di quali montature sono capaci gli ?zelanti servitori della democrazia? pur di non dovere ammette il carattere politico delle loro accuse. Non uno straccio di prova che certificasse responsabilità individuali negli scontri e nei danneggiamenti conseguenti alle cariche della polizia, non un atto accusatorio circostanziato e chiaro, non un testimone che indicasse, tra gli imputati, uno degli autori delle presunte devastazioni. Insomma, niente di niente. E sulle basi di questo niente, 25 antifascisti hanno trascorso 4 mesi sequestrati e rinchiusi tra le mura di un carcere e ancora altri, a distanza di un anno, sono sottoposti agli obblighi di firma e alle limitazioni della libertà personale. Quale dunque il motivo di tale accanimento se non quello squisitamente politico?

Il processo di appello deve quindi essere un ulteriore occasione per fare riemergere il carattere politico di tutta la vicenda, per contrastare i tentativi della magistratura al servizio dei padroni di turno, di svilire, denigrare e diffamare l?antifascismo, per ribadire le accuse nei confronti dei veri fiancheggiatori dei fascisti che quell?11 marzo autorizzarono e non contrastarono la manifestazione di Fiamma Tricolore.”

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

CONTRO I FASCISTI E I LORO SERVI IN DIVISA!!!

BREVE ANALISI SUGLI INTROITI DELLA MAFIA NEL CONTESTO GLOBALE ODIERNO

5 Giugno 2007 Nessun commento


La guerra globale e il suo intreccio con il liberismo sfrenato della globalizzazione hanno portato un’incremento spaventoso nelle casse delle mafie internazionali soprattutto nell’aumento degli utili da parte delle organizzazioni criminali prodotti dal traffico e dallo smercio di stupefacenti.

La trasformazione in cocaina e la produzione stessa di coca nella “War of Drugs” in Colombia è in crescita esponenziale.

La guerra nei Balcani ha determinato una zona franca di quel territorio per riciclare denaro sporco raffinando eroina destinata al mercato occidentale.

In Afghanistan prima dell’occupazione militare del 2001 la produzione di oppio era di 74 tonnellate all’anno.
Oggi la produzione dell’oppio è lievitata a circa 7.000 tonnellate annue (fonte del dato: il Dipartimento di Stato U.S.A.).
L’Afghanistan produce il 94% dell’intera produzione mondiale d’oppio.

Nel mercato globale il 5% del PIL mondiale è ricavato oggi dal traffico mondiale di stupefacenti (fonte del dato: l’Osservatorio Europeo sulle Droghe).

Questo è il solo dato relativo al traffico di droga nel mondo, a cui vanno aggiunti: la tratta degli esseri umani, il traffico di armi e quello dei rifiuti.

Chiaramente poi, tutti gli utili prodotti da tutte queste attività che ho appena menzionato, vengono dalle organizzazioni mafiose di tutto il mondo riciclati e immessi nel mercato legale.

Bisogna assolutamente intervenire a livello mondiale, confiscando i beni, i capitali e le transazioni finanziarie posseduti dalla criminalità organizzata.

In passato era stato suggerito al Parlamento Italiano di intervenire tramite una proposta di legge sui capitali mafiosi che andava proprio in questo senso.

Se si vuole seriamente contrastare le organizzazioni criminali e mafiose è necessario muoversi in questo senso, (chiaramente non solo), bisognerebbe anche e soprattutto dare una netta sferzata transnazionale nel combattere il liberismo globale, l’imperialismo in tutte le sue forme ma sopratutto contrapporre alla guerra preventiva la cooperazione tra i popoli.

SOTTO ATTACCO!

4 Giugno 2007 1 commento


In Europa i governi aderiscono sempre più, con la scusa di ?fare la guerra al terrorismo?, alla linea politica aperta di persecuzione contro i comunisti, contro i rivoluzionari e gli antimperialsiti che lottano per il socialismo, per la liberazione dei popoli oppressi, per l?autodeterminazione delle nazioni senza stato, per la pace e contro le aggressioni militari ai popoli delle armate imperialiste.

La ?lista nera? dell?Unione Europea, che ricalca quella degli imperialisti U.S.A., è la prova lampante della persecuzione contro le organizzazioni e i partiti comunisti, rivoluzionari, indipendentisti e antimperialisti.
In particolare contro il comunismo il Consiglio d?Europa sta valutando l?ipotesi di mettere al bando i simboli e le idee che si rifanno al movimento comunista.

Il risvolto pratico dell?avanzamento della persecuzione politica e della repressione, è il riempimento vertiginoso delle carceri imperialiste di migliaia di prigionieri politici. Fermare questa ondata persecutoria e repressiva della borghesia imperialista, significa innanzitutto sviluppare la solidarietà verso i prigionieri politici e verso le organizzazioni a cui essi appartengono.

Ovunque sia ogni comunista, ogni rivoluzionario, ogni antimperialista, ogni indipendentista, ogni sincero democratico e progressista arrestato e colpito dalla repressione borghese, va difeso senza riserve offrendogli personalmente incondizionata solidarietà come esempio pratico da diffondere tra le masse popolari.
La borghesia colpendo la libertà dei comunisti e di tutti gli oppositori al suo barbaro sistema colpisce la libertà di tutti noi!

SOLIDARIETA’ A TUTTI I COMPAGNI ARRESTATI!!!
TERRORISTA E’ LO STATO!!!