
Per chi non sapesse di cosa sto parlando:
– 25/09/2005 Ferrara –
Un diciottenne muore pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell?Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un?overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.
La vicenda ha oltrepassato le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.
Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio 2005.
Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in un progetto con l’ASL e la scuola sulla prevenzione delle tossicodipendenze.
Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava.
Il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, i circoli, i centri sociali, i concerti.
Così era successo anche quella volta. Erano stati al LINK, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla.
E? vero, Federico aveva preso qualcosa: nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei, poca roba comunque.
Nulla che giustificasse un?overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline della polizia, e dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa.
Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l?ultimo tratto a piedi, per rilassarsi.
E’ ancora estate, si cammina volentieri.
Andrea, Miki, ?Burro? e gli altri non lo avrebbero rivisto più.
A questo punto comincia la versione degli sbirri.
Il ?contatto? avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano e forse cantava.
Come diranno gli sbirri che sostengono di averlo fermato qualche minuto dopo.
Alle 6.10, proprio loro avrebbero chiamato il 118 per chiedere soccorso immediato.
Otto minuti dopo l?ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione!!!
Qualcosa o qualcuno ha causato l?arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore di Federico che camminava da solo, disarmato, che era un giovane incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto del male a nessuno.
La strada verrà bloccata per più di cinque ore.
A casa di Federico, alle 08:00 ci si accorge che il letto è vuoto.
Solo verso le 11:00 si presenta una pattuglia a casa Aldrovandi e annuncia il fatto con poche, pochissime, parole.
Lo zio paterno, Franco, 42 anni, infermiere, parte per l?obitorio.
In macchina gli spiegano: “Ha preso qualcosa che gli ha fatto male”.
Ma il viso SFIGURATO, il SANGUE alla BOCCA e un?ECCHIMOSI all?occhio destro fanno venire troppi dubbi. Indagando, poi si saprà di due FERITE LACERO-CONTUSE dietro la testa, dello SCROTO completamente SCHIACCIATO e di due LIVIDI da compressione sul collo.
“Era una furia”, ripetono gli sbirri e i funzionari, accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. Lo zio e gli amici le cercheranno per giorni intorno alla pozza di sangue davanti all?ippodromo dove ?Burro? lascia una poesia dedicata all?amico (ma gli sbirri infami gliela faranno sparire pochi minuti dopo).
Gli “infami” dicono anche, in questura, che sarebbe stato abbandonato dai suoi amici, che respingono decisamente l?accusa.
La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. La questura spara subito la tesi del ?malore fatale?.
Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul ?drogato?, lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: “Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba”!
Anche a loro, la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno “schioppone”, ossia da un malore indotto dalle droghe.
Il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi.
La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia.
E, stranamente, le indagini d?ufficio vengono assegnate dal PM proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell?overdose, della gioventù bruciata ecc…
Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l?esito di un’autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un?ennesima proroga.
La perizia tossicologica, però, smentisce gli sbirri.
L?autopsia chiarirà le circostanze.
Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall?uso di sostanze?
Ci sono pure manganelli in questa storia. Addirittura rotti probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso di Federico. I segni fanno pensare che fossero impugnati al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva.
E poi ci sono i testimoni ?
Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l?altra mano del tutore dell?ordine gli tirava i capelli.
Pugni e calci in faccia, manganellate sferrate ovunque sul corpo, mentre lui è immobilizzato a terra, da quei bastardi, servi in divisa.
Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: “L?ho tirato giù io, ?sto stronzo!”. Così avrebbe riferito un testimone (probabilmente immigrato), ma stranamente sparito improvvisamente ed INSPIEGABILMENTE dalla città.
Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia sui giornali faccia tornare la memoria a qualcuno.
Nei corridoi della questura, la vicenda viene minimizzata ma il blog della signora Patrizia sta seminando preoccupazione e nervosismo.
Una città, Ferrara, che deve capire perché così tanta violenza e tante bugie contro il ragazzo che non aveva mai fatto male a nessuno.
Quei BASTARDI l’hanno fatta franca!
– OGGI SAPPIAMO CHE –
I BASTARDI sono: Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri.
Questi FOTTUTI MAIALI sono agenti di polizia e a tutt’oggi protetti dall’arma a cui appartengono, dall’omertà mafiosa tipica delle “FORZE del DISORDINE”!
Il ministro degli Interni Giuliano Amato ha incontrato il padre di Federico e visto le fotografie del corpo martoriato del figlio.
Una settimana dopo questo incontro del padre di Federico con il ministro il questore Elio Graziano viene trasferito.
I documenti vengono comunque contraffatti. Tutto viene messo a tacere!
I testimoni, (perchè c?erano dei testimoni), hanno taciuto per paura, tranne una signora (camerunense) che ha contribuito alle indagini!
Con questa testimonianza i genitori di Federico stanno cercando giustizia!
I quattro vigliacchi, farabutti, infami, ….. le MERDE insomma, rischiano SOLO DI ESSER CONDANNATI PER OMICIDIO COLPOSO!!!!!!!!!!!!!
Pazzesco, come se i manganelli, i calci, i pugni, ecc … siano incidentalmente cascati più e più volte sul corpo del povero Federico sino ad ucciderlo e loro non contenti, non solo hanno mentito sull’accaduto ma protetti dall’arma a cui appartengono hanno cercato di depistare le indagini sino a contraffare le prove e calunniare il povero Federico come si trattasse di un tossico autolesionista!!!
Mi si dirà che comunque gli sbirri rischiano la vita per 4 soldi e quindi … a volte …
NE HO LE PALLE STRAPIENE DI SENTIR GIUSTIFICARE STE MERDE!!!!!
– Quello che guadagnano sti schifosi per fare il mestiere più infame che c’è, NON SONO 4 SOLDI!!!!
– Due terzi degli sbirri in servizio sono imboscati a farsi i cazzi loro (durante il servizio), prendono tangenti, non pagano nulla di ciò che consumano e spesso non mettono nemmeno il naso in strada se non per andare GRATIS a puttane!
– Quanti sbirri maledetti muoiono in servizio in un anno? 3, 4,? Quanti operai muoiono in un anno? Basta fare i conti. Almeno 3 al giorno. Gli operai guadagnano molto meno, potete star tranquilli!!! E sopratutto a differenza degli sbirri SONO UOMINI, non MERDE che con indosso una divisa si sentono superuomini, ma nella vita erano, sono, e sempre saranno MERDEEEE!!!!!!!!
DICO A VOI SBIRRI: VI ODIO!!!!!
MENTRE MOSTRO NUOVAMENTE LA FOTO DI COME AVETE RIDOTTO IL POVERO FEDERICO VERGOGNATEVI DI ESISTERE, PEZZI DI MERDA!!!!!!!!!!! SERVI SCHIFOSI!!!! PUAH!!!